giovedì 23 febbraio 2012

A Roma per la diretta con in cuore il monito di Alfredo Martini - Ecco com'è andata.


video


Ecco com'è andata....scritto da Silvia Corazza


The R day – lo sbarco in Roma

24 febbraio – ore 07.15 - Obihall

Volti. Assonnati, eccitati. Sguardi. Luminosi, appannati. Palpebre  come recalcitranti saracinesche a nascondere cervelli in modalità provvisoria, compreso quello del cronista. Bagagli trascinati e viaggiatori che si strascicano. Movimenti un po’ lenti, voci un po’ alte. Sembra una scena al rallentatore partita mentre il tecnico della moviola era assente. Guardo. Per vedere, per capire, cercando di sentire. E pagherei per leggere nei pensieri di chi c’è e di chi non è potuto esserci. I ragazzi dispensano sorrisi luminosi come soli e mi lascio guidare fuori dalla mia paura. Adesso abbracci, gioia nel vedersi, un po’ di malinconia nel lasciarsi. Per il cronista è tutto nuovo. E si rimette alla clemenza del lettore. Signori e signore, si va a cominciare…..





“Siamo tuttiiii? Manca nessunoooo?” per la prima volta si sente questa frase, che verrà pronunciata innumerevoli volte da innumerevoli persone, nella speranza che gli assenti rispondano e nella certezza che non sono bastati due giorni per farci memorizzare che eravamo 27.
Non siamo tutti: c’è chi non ha finito di salutare, c’è chi non ha finito di arrivare e c’è chi ha parcheggiato alle foci dell’Arno. Poi siamo tutti, compreso l’autista che è sempre lo stesso e meno male.
Si parte, e chi si aspettava un viaggio da “quel mazzolin di fiori” rimane subito deluso.








I ruoli risultano immediatamente chiari: i ragazzi tutti insieme in fondo, poi Antonella, Anna e Giovanna e infine gli altri, diluiti fra i sedili a seconda delle loro necessità. Iniziano le chiacchiere, soffuse e monotematiche: come si svolgerà la giornata? Volano le ipotesi, anche azzardate e fantasiose, tutte frutto di un entusiasmo particolare. E’ curioso vedere gli sguardi accesi di queste persone, che si sentono trascinate da una forza nuova e particolare. Rilasciano parole che trasudano speranze o desideri, e subito dopo si sentono in dovere di smorzare i toni e i termini, come se si sentissero in colpa per eccesso di partecipazione.
Canonica pausa colazione/pipì al solito autogrill (rito scaramantico, parliamoci chiaro….) e arriviamo alla Titanus verso le 10 e mezzo. Il comitato di accoglienza consiste in una splendida e calda giornata di primavera inoltrata e in una guardia giurata che non ha nessuna intenzione di farci entrare, quasi fosse logico che un pullmann di 30 persone arrivi lì senza autorizzazione e tenti di forzare le sbarre. Dobbiamo chiamare il primo dei nostri angeli custodi e la guardia giurata si rassegna a lasciarci passare. Entriamo così in un luogo che ha un suo fuso orario, una sua realtà, dominato da un’isteria delirante che ha per contro altare la gentilezza e la disponibilità degli addetti ai lavori. Non lo sappiamo, ma non ne usciremo prima di mezzanotte e mezza.
Veniamo portati in un prefabbricato che diventerà la nostra casa, sufficientemente grande e ad un passo dal teatro delle riprese. Dotato di tutti i confort, va detto: sedie, tavoli, bagni, menu settimanale appeso e pure una fotocopiatrice guasta. E di un incessante passaggio di persone all’interno e all’esterno.
Iniziano i convenevoli: ci portano un numero indecente di plichi da compilare e firmare in duplice copia in cui dichiariamo di accettare tutto e il contrario di tutto e divisi per categorie: artisti, accompagnatori, accompagnatori artisti, quelli che saliranno sul palco, quelli che non ci saliranno ma forse sì, quelli che resteranno a mezza scala e così via . Fortunatamente non c’è il tempo di leggerli perché sono sicura che qualche clausola riguardava pure la regolamentazione dell’utilizzo dei bagni. I ragazzi si sottopongono a quella tortura con stoicismo, gli adulti sono molto più agitati, l’autista tiene il banco smazzando i moduli. Non lo sappiamo, ma sarà solo la prima di 4 volte in cui avremo occasione di testare la nostra calligrafia. Ci sarà più tardi un ragazzo che minaccerà il povero malcapitato che porterà gli ennesimi moduli da firmare (“credimi, sono gli ultimi..” “lo spero bene….”), ci sarà chi si stupirà di non ricevere soldi in cambio delle firme, e ci sarà chi si stupirà che i ragazzi sappiano firmare, come i rampanti avvocati che incontreremo nel pomeriggio e che avranno il compito di insegnarci come evitare le trappole che loro stessi ci tenderanno.


Nel frattempo (molto tempo….) Antonella comincia a sbreccare i primi cuori con le frecce del suo fascino: ad onor del vero il bersaglio non è proprio azzeccatissimo, ma renderà i suoi frutti. Ah…cosa non si fa per i ragazzi.
Finita la sessione autografi ed essendosi fatta l’ora di pranzo, tasto molto sensibile per i ragazzi e anche per il cronista, ci avvisano che alle 1.30 si mangia, dopo la prova costumi.
Prova costumi: ad ogni ragazzo viene provato l’abito di scena a cui verranno fatte le modifiche su misura. Le sarte sono gentili , esauste ma  disponibili. 




Le madri sono un plotone di esecuzione che con sguardo critico fucilerà ogni spillo e ogni punto messo e da mettere. Il cronista alimenterà il fuoco facendo rilevare che “il nero dei pantaloni è diverso dal nero della maglietta” e si godrà soddisfatto il crepitare dell’incendio: il diritto di cronaca ha i suoi innegabili vantaggi.
I ragazzi lasciano fare, soddisfatti di essere indossatori per una volta, qualcuno riottoso, qualcuno più consapevole di immolarsi sull’altare della celebrità.
La giornata proseguirà con nell’ordine:
la foto con una “Maria! Maria” che assomigliava troppo alla de Filippi per dare adito a fraintendimenti. Il cronista faceva notare che la gestualità di lei esprimeva come si sentisse a suo agio, tipo fiore sotto uno sciame d’api. Una malalingua commentava che: “per forza! Era struccata!”
il pranzo rimandato a causa dell’incontro con gli avvocati prima citati.
Il pranzo non più rimandabile a causa dei primi mancamenti dovuti al calo di zuccheri
L’intervista in una baita stile Heidi che poi non andrà in onda
Uno che ci dice che poi ci manderanno in una sala a riposare prima di cena
La prova senza costumi
L’Anna e la Giovanna che fanno provare ai ragazzi delle modifiche perché la prova senza costumi non gli è piaciuta granchè e perché il palco non è poi grandissimo come si pensava e perché il cuore di led fa veramente schifo. Ah no, che il cuore di led fa schifo lo diceva il cronista.
Uno che ci dice che poi ci manderanno in una sala a riposare prima di cena
L’incredibile moltiplicazione, scissione e sparizione dei guanti con e senza cuore
Uno che ci dice che poi ci manderanno in una sala a riposare prima di cena
L’Antonella che tesseva le sue trame
Gente che fotografava qualunque cosa deambulasse
Gente che fotografava qualunque cosa e basta
Uno che ci dice che poi ci manderanno in una sala a riposare prima di cena
La firma del regolamento dello spettacolo e del televoto che poi dicono due cose diverse
Una che ci dice che alle 19 si cena perché alle 20.30 iniziano le prove generali
Uno che ci dice che non c’è più tempo per mandarci in una sala a riposare prima di cena
La cena alla mensa Mediaset
Le prove generali che iniziano alle 22.00
Le prove dei ragazzi che vanno sotto alle 23.30 e dopo una giornata che avrebbe sfiancato un reggimento di marines riescono a ricordare le 750 modifiche e a fare la loro porca figura nonostante gli individui che tracciavano X, stelline, righe gialle e rosse davanti, dietro e nel mezzo a i loro piedi. Per la posizione, dicevano. Per la mappa di un bombardiere, sembrava.
Il raduno dei superstiti, la transumanza in albergo, scenette di ogni tipo al check-in (lo sapete che in quell’albergo chiamavano lo sciacquone “tirante del bagno”?) e, finalmente, il sonno. O meglio, la narcosi.

E domani? Domani sarà ancora più bello, dice Valentina. E questo è quanto.

(TO BE CONTINUED)






25 febbraio – ore 09.00/09.30 – via Tiburtina

Pimpanti come bradipi ci avviamo verso la sala colazione in processione sgranata, più che altro
a binomi. C’è chi ha dormito male per il caldo, chi per il freddo, chi non trovava la luce, chi non
riusciva ad aprire la finestra, chi non riusciva a chiuderla, chi non aveva il decoder, chi ne aveva
due e chi ha riassunto la situazione con “sembriamo Heidi in città”. Il cronista, pietosamente, non
userà la più corretta dicitura “sembriamo Villa Arzilla”. Se non era per i ragazzi, che affrontano
ogni cosa con entusiasmo (soprattutto se la cosa è un cornetto fragrante), poteva sembrare una
qualsiasi colazione in una qualsiasi clinica per il dimagrimento.
Man mano che gli zuccheri entravano in circolo gli sguardi si accendevano e, visto che fino alle
16.00 avevamo libera uscita, viene deciso di fare una piccola escursione in autobus a Tivoli, poco
lontana dal nostro albergo. Il gruppo si divide, chi resta e chi va, con l’imperativo di essere tutti
presenti a mezzogiorno, orario di prove improvvisate nella sala meeting messa gentilmente a
disposizione dall’hotel. I partenti si mettono in fila per la conta e nei ripetuti tentativi di stabilire
quanti eravamo qualcuno deve aver usato il sistema binario perché alla fine c’erano 4 biglietti in
più, poi 2 (poi 1, perché il cronista butterà via quello buono e si terrà quello scaduto, ma questo non
fa cronaca.)
Saliamo sul bus e le madri presenti iniziano una martellante opera di reclutamento con i poveri
viaggiatori, facilitate dal fatto che i presenti non potevano gettarsi fuori dai finestrini. Sguinzagliate
come suffragette per le stradine della cittadina, alla fine della gita avevano aderito alla nostra
causa: un fioraio e i suoi clienti, un paio di bar con tutti gli astanti, un fruttivendolo (le banane non
facevano testo perché non potevano votare) e, naturalmente, i passeggeri dell’autobus al ritorno. Le
mamme hanno avuto un attimo di esitazione solo davanti ad un esercizio di pompe funebri.
Dopo le prove in albergo a porte chiuse (anche perché si stava così bene fuori a prendere il sole…..)
i volti di Anna e Giovanna sono rassicuranti e quindi, guidati da Antonella, ci avviamo al ristorante
che, le hanno detto, dista solo 500 m. Dopo un po’ che marciavamo sotto il sole, al cronista viene
in mente che quella m. forse stava per miglia e non per metri, ma ogni fatica viene premiata
(perlomeno così dicono le fiabe) e il nostro premio sarà un pranzo pantagruelico e l’appagante
soddisfazione di alzarsi, salutare e uscire senza pagare.
Tutti sul pullman, è l’ora di andare.
Arriviamo agli studi, veniamo ingabbiati nel nostro prefabbricato, ci viene chiesto quanti di
noi andranno fra il pubblico, munifica concessione della direzione dovuta al cuore sbreccato da
Antonella il giorno precedente. Iniziano le procedure di vestizione. Ovviamente non va bene niente,
i pantaloni sono troppo corti, le maniche troppo lunghe, c’è da smontare qui e da rifare là. Le sarte
sono ancora più gentili del giorno prima. I ragazzi operano una specie di magia nei confronti di chi
viene a contatto con loro. Forse contagiate dalla loro genuinità, dal loro entusiasmo, e perché no,
anche dalla loro emozione, le persone si raddolciscono, si perdono con loro, trovano soddisfazione.
Ho visto espressioni arcigne distendersi, persone frettolose aggiungere tempo, sorrisi tirati diventare
genuini. Troppo per essere solo professionalità, anche perché la professionalità richiede cortesia,
non partecipazione.
Arrivani i fiori che non verranno usati, le maschere colorate, Anna cerca chi avvisare delle ultime
modifiche
I costumi vengono ritirati, dice che li avremo solo dopo cena, hanno paura che li macchiamo.
Arriva lo staff del trucco e parrucco. Ma come, prima di vestirsi? Mica è logico, si corre il rischio
di struccarsi a mangiare e spettinarsi per indossare i costumi. Si trova un compromesso all’italiana
e ognuno indossa la cosa più larga che ha per non rovinare l’opera dei parrucchieri e le bocche
verranno truccate solo dopo il pasto.
E qui, soprattutto le ragazze, danno il meglio di sé. Davanti a quegli specchi, guardano silenziose e
concentratissime, le mani delle acconciatrici e la loro immagine riflessa mentre creano trecce, ricci,
avvolticciolamenti e ciuffi che sfidano le leggi della fisica. Man mano che le ragazze sfilano sotto
i loro pettini, le parrucchiere sono meno frettolose, aumenta il numero delle forcine e dei minuti

impiegati per ognuna. Le ragazze aprono i loro volti in sorrisi di pura felicità, occhiate traverse di
pudica incredulità, rossori di femminile civetteria. Le donne armate di spazzole, alla fine, hanno lo
sguardo orgoglioso e intenerito di un qualsiasi Cellini davanti alla sua saliera.
Anche Anna viene truccata e pettinata, nonostante la sua ritrosìa, e ne esce fuori un donnino niente
male, capace di far dimenticare a molti sciami di farfalline più o meno strategiche.
Mentre tutto questo scorre, gli adulti, seduti lungo il perimetro dello stanzone, commentano fra sé e
sorvegliano con occhio severo e implacabile il lavoro altrui, dopo aver consumato svariate centinaia
di euro per avvisare tutti di come, quando e dove votare. Con fare cospiratorio sussurravano numeri
al telefono via via che arrivavano le informazioni, spesso incomplete e che richiedevano quindi
un’ulteriore telefonata. L’atmosfera è rallentata, la tensione dell’attesa o la stanchezza, chissà.
Adesso, a guardarli, non sembra più un gioco per loro.
Arrivano i contenitori del cibo, molti non mangiano, i ragazzi vorrebbero ma gli viene imposto di
piluccare qualcosa.
Si ultimano le operazioni di trucco, le bocche rosse a cuore, arrivano i rinforzi e altri 3 truccatori
con le loro valigette piombano nello stanzone.
Grazie a Dio, come per miracolo, sono tutti pronti. Tutti. E arrivano le sarte, i truccatori, le
parrucchiere, la coordinatrice e chi più ne ha più ne metta, ad incoraggiare i ragazzi. Ci viene
spiegato come si fa nel mondo dello spettacolo ad ingraziarsi la buona sorte. E così, in un’istantanea
che pochi hanno avuto la fortuna di vedere, svariate rispettabilissime madri di famiglia si sono
messe in mezzo allo stanzone a braccia aperte gridando “merda merda merda” con assoluta e
convinta determinazione: “à la guere comme à la guere” direbbe qualcuno.
Si va. Prima in una stanza da cui non ci è consentito uscire nemmeno per impellenti bisogni
corporali (neanche il fascino di Antonella ha potuto qualcosa in questo caso), in attesa del nostro
turno, insieme ai concorrenti del nostro gruppo. Ci viene detto cosa succederà dopo l’esibizione e
immancabilmente accadrà tutt’altro. Vengono prelevati quelli che andranno fra il pubblico e non
potranno votare. Sarà loro la responsabilità del secondo posto, senza tema di smentite.
E’ il momento, tutti fuori.
Mio caro lettore, vuoi davvero sapere? Non preferisci immaginare? La frenesia di tutti, concorrenti,
addetti ai lavori e gli sguardi distaccati dei ragazzi, messi in fila per la millesima volta ad aspettare.
Furtive scappatelle nei bagni, Anna e Giovanna che li guardano, uno ad uno, a cercare imperfezioni
e a sostenerli nella ennesima occasione in cui sono chiamati a dimostrare chi sono.
I rumori, l’eco della voce dei presentatori, scenografie ballerine e ballerine scenografiche, chi
prova, chi riprova, chi fuma dietro ad una consolle da astronave e chi sembra non sapere perché si
trova lì. Pianti di chi ha già fatto, pianti di chi non avrà occasione di rifare, ali di angelo, telefoni
rosa grandi come cavalli. Guardo i ragazzi: uno si appoggia ad un palo perché è stanco, uno ha un
dolore ad un polso, uno ha voglia di piangere, ad uno gli prude il trucco, ad un’altra gli tirano i
cappelli, a qualcuno calano i pantaloni e in mezzo a questo disastro capisco che saranno fantastici.
Vanno, tutti in fila come il più bel plotone di pace del mondo.
Li vedrò da un monitor, insieme ad una ragazza con cui dividerò occhi lucidi di emozione dopo
l’esibizione e un abbraccio con giravolta dopo il passaggio del turno.
Li hai visti anche tu, che non eri lì ma eri con loro. Hanno parlato a te come a tutti quelli che in sala
li hanno applauditi. Cosa ti hanno detto il cronista non può saperlo. Ma, per una volta, ti sei fermato
ad ascoltarli. E, con te, tanti altri. Questa è stata la loro vittoria.
Valentina scoppia in un pianto dirotto. Non sei contenta? – le chiedo.
Sì! – risponde – ma non posso più tenere le lacrime.
Poi un enorme singhiozzo e aggiunge: dopo brindiamo con lo spumante.

E questo è quanto.



Cari ragazzi, non ho molte parole da scrivervi. In questo momento il mio pensiero si aggancia alla saggezza del grande Alfredo Martini quando dall'alto dei suoi 91 anni, dopo il nostro intervento nel corso della serata di Firenze città europea dello sport, ha dimostrato a tutti che quello che conta non è l'età anagrafica, ma la freschezza del pensiero, riuscendo ad ammutolire un gremito Nelson Mandela Forum e trasmettendoci con estrema semplicità, un grande insegnamento:

"Stasera eravamo venuti qui per raccontare ma ci siamo accorti subito che siamo stati qui ascoltando le cose importanti che ci hanno insegnato questi ragazzi ....noi impariamo da loro perché ci dicono che l'uomo ha più forza di quello che pensa di avere, ce lo dicono loro...stasera abbiamo imparato tanto davvero...noi abbiamo delle grosse responsabilità coi giovani...il diritto di un giovane, parlando di sport, è anche quello di non esser campione!"

Ed è con questo spirito che vi auguro di saper affrontare "non solo" la puntata di Italia's Got Talent...
ma la vita.
                   

Non è importante vincere, ma impegnarsi per dare il meglio di se stessi, e più dura sarà la lotta più glorioso sarà il trionfo!




Però, se vi emozioneranno...votateli! 




Ops! ;-)

                                                      
                                     Comunque sia..."In groppa al riccio!"


       ...si risponde: "mutande di ghisa!"                                          


www.at21.it



16 commenti:

  1. e allora...... mutande di ghisa!!! ahahahahah!!!

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  2. Mutande di ghisa e antiruggine. Vedrete che scintille!!!
    Sfondiamo porta Pia, e chi ci ferma più!
    Auguri e a domani sera.

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  3. e ora affrontiamo con spirito sportivo e con allegria la finale

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  4. silvia sei bravissima a raccontare, mi hai fatto ricordare la giornata di venerdì perfettamente compresa la stanchezza, aspetto con ansia il racconto della giornata di sabato e... perchè no anche quella di domenica!!!

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    1. sono riuscita a scrivere sul blog: INCREDIBILE!!!
      grazie a antonella e a silvia delle dritte datomi a Roma

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  5. siamo curiosi come scimmie..... non fateci aspettare troppo....

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  6. BRAVA,BRAVA, BRAVA SILVIA: è TUTTO PRECISO, PERFETTO!!!

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Grazie, Silvia.
    Grazie per aver fatto vivere quest’emozione anche a chi non c’era.
    Grazie perchè i Ragazzi se lo meritano.
    Grazie per essere rimasta, senza nasconderti dietro un poco felice e assai tranchant “Torno Subito”.
    Grazie perchè la felicità di Valentina e delle altre davanti a uno specchio milleluci da parrucchiere equivale alla più grande vincita del mondo.
    Grazie perchè il cuore ha battuto un pò più forte.
    Grazie perchè a volte una sola parola gentile vale più di mille silenzi, e i Ragazzi lo sanno.
    Grazie perchè ogni tanto fa bene “abbassarsi” (e si notino le virgolette) al loro livello, e lasciare vuoto il piedistallo su cui, troppo spesso, tutti ci troviamo.
    Grazie. Semplicemente, GRAZIE!

    Sara (sorella di Silvia L.)

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    1. Io le virgolette le ho notate, ma quell'abbassarsi mi sembra assolutamente inopportuno oltre che offensivo.
      Anche solo pensare che il livello dei ragazzi sia più basso di quello di qualcun altro non fa che discriminarli ulteriormente...
      da sorelle, fratelli, mamme, babbi, amici, questo non dovrebbe proprio succedere.
      Fortunatamente in associazione si prova a difenderli anche da questo modo di pensare....,
      a difendere la loro dignità di persone,
      a difendere la loro voglia di essere parte inclusa della società senza che abbiano bisogno di suscitare emozioni
      per esserci,
      per valere,
      per chiamarsi con i loro nomi.

      Sono attori.

      Sono mimi.

      Sono persone.

      Sono adulti.

      NON sono bambini.

      Non hanno imparato a vivere col fumo negli occhi.
      Hanno provato tante volte sulla loro pelle che la vita è altro.
      Io sono fermamente convinta che prima di commentare con astio e acredine, e toni offensivi, si debbano conoscere le cose come stanno, sentire le opinioni di tutti.
      Si debba esserci nel lavoro quotidiano dell'associazione con e per i Ragazzi, i Bambini, gli Adulti.
      Un lavoro quotidiano che è ben altro da una parentesi televisiva anche se gratificante...

      E' troppo facile parlare di piedistalli e di nascondini, quando si è stati sempre nella propria tana e nel proprio orticello.
      Metterci la faccia è altro.
      Vuol dire esporsi, per i figli altrui.
      Vuol dire sacrificare per questo, tanto della propria vita, della propria famiglia senza mai rinfacciarlo, anche se tutti ti dicono "ma chi te lo ha chiesto"...
      senza che questi tutti guardino bene quello che si fa,
      quello che si difende,
      senza che questi tutti non sappiano nemmeno ciò di cui parlano.
      Ma è più facile essere contenti che i Ragazzi siano trattati da bambini, e insegnar loro ad esserne contenti, che guardare oltre.
      Meno male ci proviamo.
      Beatrice.

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    2. Buonasera Signora Beatrice,
      Le chiedo scusa se ha trovato il mio commento offensivo e pieno di acredine, ma è evidente che non ho saputo esprimere il mio pensiero, o quantomeno, Le è arrivato in maniera non esatta.
      Sarò ben lieta di spiegarLe il mio punto di vista a voce, quando se ne presenterà l'occasione.
      Il dialogo val bene mille parole, e la faccia ce la metto volentieri.
      Ma non è questo il luogo adatto, qua siamo solo per i Ragazzi, col il Cuore accanto al loro, per sostenerli come sempre fatto fino ad ora, anche se non sempre presenti - purtroppo - come si vorrebbe...A tal proposito Le chiederei solo, gentilmente, la cortesia di non giudicare troppo chi non conosce personalmente, parlando di "tana" e "orticello"..nessuno qua si nasconde, non io, quantomeno.
      Un saluto, cordiale.
      Sara

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    3. devo dire che anche a me il tuo pensiero "è arrivato in maniera non esatta" forse sarebbe meglio chiarire anche per iscritto: ritengo che scrivere su un blog sia dominio pubblico e forse è giusto che a capire siano tutti coloro che ci partecipano e lo leggono

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  9. I cartelli evidenziano, seganalano, sottolineano, non nascondono...:-) La cronaca non l'ho inserita io, ma Antonella.
    Quando si scrive si può cancellare, correggere, togliere e aggiungere. Quando si vive tutto questo non si può fare.
    "Buona la primaaa!". Che sia davvero buona o no. :-)

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    1. Che lo sia o non lo sia, non importa...sarà sempre buona e Forza Ragazzi!!!!!!!
      E grazie, dunque ad Antonella per aver inserito la cronaca.
      Col cuore a Roma, il 10!

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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