martedì 27 settembre 2011

Benvenuta Delia

                                                                        Fiocco rosa


Per Delia.
Da mamma Elisa






Delia è nata il 22 maggio 2011 all'ospedale Torregalli di Firenze. No, in realtà Delia è nata molto prima, almeno nella mia mente e nel mio cuore: quando alla prima ecografia ho scoperto che era lì nella mia pancia, con accanto un gemello la cui vita si era già interrotta nel momento stesso in cui veniva rivelata. Su quello schermo, ben visibili, c'erano due sacchi con due minuscole creature. Una immobile, interrotta. Una vitale, in pieno movimento. La vita e la morte, l'una accanto all'altra. E' un'immagine che non dimenticherò mai.
Da quel momento, nonostante tutte le "cattive notizie" successive - il duo test lievemente positivo, una successiva eco di secondo livello che peggiorava la famigerata probabilità a causa di un parametro ecografico infausto (il mignolo più corto del normale) - in altalena con le buone (la morfologica a posto, vari parametri buoni: osso nasale, femore...), mi rendo conto adesso con maggior lucidità che l'opzione aborto terapeutico non era prorio contemplata dentro di me. Per questo motivo ho rifiutato sia la villo che l'amniocentesi. Non ho voluto sapere, non mi interessava. Alla faccia di tutto quanto avevo sempre pensato e sostenuto prima che tutto questo accadesse. Io - che credevo di essere un'irriducibile materialista e un'agnostica se non addirittura un'atea convinta - io mi sono ritrovata a credere. Non in Dio, ma nella vita della mia bambina, che ho avvertito come preziosa e insostituibile fin dal primo momento, irripetibile. Mi sono affidata con fiducia alla mia naturale capacità di amarla: insomma, lei non era, non è, una sindrome, ma una bambina, la mia bambina. L'avevo desiderata e avuta insieme a mio marito. Come potevo non amarla e non volerla più soltanto perché forse non era geneticamente perfetta?
E infatti quando è venuta alla luce e me l'hanno messa tra le braccia, sono accadute due cose: ho riconosciuto subito in lei i segni della trisomia e l'ho amata follemente, così come mi era accaduto due anni prima con Caterina, la sorellina maggiore, che ha tutti i geni a posto.
Quello che vorrei dire a tutti quelli che si stanno trovando o si potrebbero trovare nella mia situazione è: non abbiate paura, è la paura che ci frega. In realtà la nostra capacità di amare, di provare emozioni, di dare e ricevere è molto forte e in grado di sostenerci, basta lasciarle campo libero. Scoprirò col tempo che sarà dura, patirò delusioni, inghiottirò bocconi amari, ma proverò anche grandi gioie, sarò orgogliosa di Delia, farò del mio meglio perché sia felice. La stessa identica cosa che farò per Caterina.
Infine vorrei donare a tutti questa frase, nella quale mi sono imbattuta mentre aspettavo Delia e che mi ha aiutato a tornare serena negli inevitabili momenti di sconforto. Sentite che cosa ha scritto Emily Pearl Kingsley, scrittrice americana, mamma di un ragazzo disabile: "Avere un figlio come il mio è come pianificare di andare a vivere in Italia e ritrovarsi invece su un aereo diretto in Olanda. Come a dire che pensavi che il tuo viaggio sarebbe andato in un certo modo (hai comprato guide, fatto programmi) e poi invece ti ritrovi altrove. Non in un posto orribile, ma diverso. In pratica devi comprare una nuova guida e imparare un nuovo linguaggio. Ma se avessi trascorso la vita a rimpiangere di non essere stata in Italia non avrei gioito di ciò che di incantevole mi offre l'Olanda".

Delia




Caterina

Ho conosciuto Delia e i suoi genitori il 13 settembre scorso.
I pensieri, le emozioni, le sensazioni di ogni "primo incontro" rimangono nella mia mente come il segno di un pennarello indelebile. Vivo quel momento consapevole di rappresentare l'ancora a cui aggrapparsi o l'abisso in cui sprofondare. Un equilibrio difficile da mantenere, tra il desiderio di trasmettere la felicità di chi ha una figlia che adora, e l'onestà di riconoscere le difficoltà che si incontrano nel percorso. Come per qualsiasi figlio, del resto.
E forse, quella sera sono stata io la prima a commuovermi, quando, ascoltando Elisa, ho immaginato le due vite, l'una già spezzata e l'altra, la splendida Delia, che con tanta energia comunicava la sua voglia di nascere.











Aprendo la posta, ieri, ho trovato questa mail che mi ha riepito di gioia:

Firenze, 26 settembre 2011

Cara Antonella, come stai? 
Sono stata nel blog, ho letto, mi sono commossa, ho scritto anch'io un breve testo... te lo allego, insieme a due foto (una di Delia e una di Caterina, perché nel testo parlo anche di lei); mi piacerebbe che tu mettessi anche questi materiali nel blog, se possibile.
Delia è una neonata buonissima: dorme, mangia, fa dei gran sorrisi: noi ce la spupazziamo tutti con grande soddisfazione!         
Anche Caterina cresce che è una meraviglia: curiosa, simpatica, estroversa e amante della compagnia! Oggi ha iniziato l'asilo nido, sono molto emozionata!!!
Ci rivedremo presto, di sicuro il 9 ottobre!!!
Tanti saluti da Elisa :-)









7 commenti:

  1. Ciao Elisa, ci conosceremo il 9 ottobre e spero di conoscere anche le tue bambine. Io non ho avuto la gioia di essere mamma ma credo che se dopo aver pianificato il viaggio per l'Italia e mi fossi trovata in Olanda certamente avrei amato l'Olanda sopra ogni cosa.
    Un grande abbraccio, Libera.

    RispondiElimina
  2. Che belle bambine!
    Elisa, sono stupende entrambe!
    Hai ragione, si fa del proprio meglio perché i figli (tutti) siano felici, sempre.
    Io ho una figlia con tutti i geni a posto ma italo/giapponese, ti lascio immaginare i problemi che ha avuto nei contatti con gli altri bambini.
    Adesso che ha 23 anni si vanta delle sue due origini.
    Tanti auguri per le tue bellissime bambine.

    RispondiElimina
  3. Buongiorno, Elisa, sono un padre, e come genitore
    concordo in pieno su tutto quello che hai scritto.
    Gli atei non esistono, se non nelle nostre fantasie. La realtà del quotidiano ci porta per forza a credere, nello spirituale o nel materiale. Sta solo a noi decidere!
    Ma, quando si ama in maniera incondizionata come stai facendo tu, non lo si può fare se non si ha accanto Dio.
    Forse non lo stai vedendo in questo momemto, ma ti posso garantire che cammina accanto a te e alla tua famiglia.
    Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare mia moglie che mi ha riconciliato con Lui.
    Auguro a te di ritrovarlo come compagno di vita, tuo e delle tue creature, e auguro a tuo marito di trovare la forza per "sopportarvi tutte e tre".
    Auguri, Andrea

    RispondiElimina
  4. un grande abbraccio a voi genitori e alle splendide bimbe .... allora...a presto!

    RispondiElimina
  5. Buongiorno a tutti, un forte abbraccio :-)

    RispondiElimina
  6. Cara Delia,
    dagli occhi della tua sorellina, della tua mamma e del tuo babbo, vedo che sei arrivata nella tua casa.
    Da qualsiasi parte tu sia arrivata, hai saputo scegliere questa bella famiglia che è diventata la Tua casa.
    Benvenuti a tutti voi: non è importante sapere dove si va, ma è bello fare un pezzo di strada insieme,(o magari anche tutta la strada!!!) il percorso poi si colora camminando.
    Un abbraccio.
    Bea

    RispondiElimina
  7. Oggi unsimangia :-(

    RispondiElimina